Confindustria Speech on TTIP: Global Challenges and Opportunities for the Transatlantic Economic Partnership

AS DELIVERED (IN ITALIAN)

Credo nel genio creativo italiano; credo nelle sue capacita imprenditoriali. Credo che l’Italia possa essere tra i paesi che trarranno benefici considerevoli dal libero scambio transatlantico. Lo dico non solo come rappresentante del governo americano; lo dico da europeo, che ha vissuto la meta della propria vita in Europa: figlio di una veneziana, marito di una spagnola, e padre di due figli che crescono orgogliosi del loro patrimonio culturale europeo.

TTIP E L’ITALIA

L’Europa ha bisogno di crescere. Ci sono molti modi in cui l’Europa può crescere: per esempio, completando il mercato interno (soprattutto nei servizi), promuovendo la sua agenda digitale, e realizzando riforme strutturali, tra le quali quelle del mercato del lavoro. Ma TTIP è sicuramente un modo importante, senza fare ricorso al debito, di stimolare rescita e occupazione.

Dunque sono felice che la conclusione dell’accordo transatlantico per la liberalizazzione del commercio e degli investimenti sia una priorità della presidenza europea dell’Italia. Apprezziamo il ruolo chiave in particolare del Vice Ministro Calenda.

Abbiamo già visto come la crescita delle esportazioni in Spagna abbia dato un impulso alla ripresa economica. Lo stesso potrebbe accadere qui in Italia. Alcuni settori manifatturieri di eccellenza si sono fatti strada nell’export: automazione-meccanica, beni di lusso per la persona e per la casa, un agricoltura di elevato standard qualitativo in molti prodotti, prodotti in metallo, articoli in gomma e plastica, raffinazione-chimica-farmaceutica. L’Italia può vantare piu di 1400 beni in cui riesce a posizionarsi tra i primi cinque paesi nel mondo per attivo commerciale con l’estero.

Le opportunità offerte da TTIP saranno preziose sopratutto per le PMI, dal momento che gli ostacoli commerciali tendono a penalizzare in maniera sproporzionata le imprese più piccole che, rispetto alle imprese di dimensioni maggiori, dispongono di meno risorse per superare tali ostacoli.

RUOLO FONDAMENTALE DELLE PMI

Come sappiamo, nell’Unione Europea e negli Stati Uniti le piccole e medie imprese rappresentano motori fondamentali per la crescita e la creazione di posti di lavoro. La quasi totalità delle imprese europee e 29 milioni negli Stati Uniti, è costituita da PMI.

Nell’Unione Europea le PMI rappresentano i due terzi dei posti di lavoro nel settore privato e hanno enormi capacità di incrementare l’occupazione netta: tra il 2002 e il 2010, l’85% delle nuove assunzioni è avvenuto all’interno di piccole e medie imprese.

Negli Stati Uniti le piccole imprese hanno assorbito oltre la metà di tutti i posti di lavoro, e due terzi dell’incremento dell’occupazione netta in questi ultimi decenni sono attribuibili ad esse. Su entrambi i lati dell’Atlantico, le PMI rappresentano un’importante fonte di innovazione, creano nuovi prodotti e nuovi servizi e beneficiano già dei flussi commerciali transatlantici.

CAPITOLI DELL’ACCORDO

Dazi doganali: le PMI sono i soggetti che trarranno maggiore profitto dall’eliminazione dei dazi doganali. Nei settori in cui i dazi doganali sono tuttora relativamente elevati, tali risparmi potranno essere molto rilevanti. In un mercato mondiale basato sulla concorrenza, aumenti anche solo leggeri del costo di un prodotto a causa dei dazi doganali possono tradursi, per le PMI, nella differenza tra il concludere e il non concludere una vendita. In alcuni casi, l’eliminazione dei dazi potrebbe permettere alle PMI di vendere per la prima volta vi loro prodotti oltre Atlantico.

Servizi: L’accordo prevede la liberalizazzione del mercato dei servizi; molti prestatori di servizi esercitano la propria attività nell’ambito di piccole imprese, spesso integrate nella catena di valore di imprese piu grandi.  L’accordo potrebbe pertanto prevedere per esempio: aperture nel settore dei trasporti; il riconoscimento delle qualifiche professionali tra Europa e America; maggiore integrazione nelle telecomunicazioni. L’accordo servirebbe anche ad abassare i costi di fornitura nei paesi come l’Italia dove essi sono più alti della media europea.

Questioni regolamentari e ostacoli non tariffari: Gran parte dei benefici deriverebbero dall’abattimento delle “barriere non tariffarie” come gli standard fito-sanitari, le regole sulle caratteristiche di sicurezza delle automobili, le procedure di autorizzazione dei farmaci. In molti casi non c’è motivo per cui debbano essere diversi sulle due sponde dell’Atlantico. Le PMI europee ed americane possono risentire in misura sproporzionata delle barriere non-tariffarie, sotto forma di ostacoli normativi alle frontiere o “dietro le frontiere”, quali regolamentazioni inutilmente complesse o onerose che possono limitare gli scambi e ostacolare l’innovazione.

o Uno degli obiettivi centrali comuni dell’accordo è il conseguimento di una maggiore apertura e trasparenza, di una riduzione dei costi inutili e dei ritardi amministrativi e la promozione di una regolamentazaione maggiormente compatibile. Ma questo non vuol dire che i livelli di salute, di sicurezza e di tutela ambientale saranno diluiti. Al contrario: negli Stati Uniti come in Europa siamo determinati a mantenere alti i livelli di protezione, guidicati appropriati da ciascuna parte per assicurare legittimi obiettivi regolamentari.

o L’armonizazzione delle regole porta grandi vantaggi di semplificazione burocratica e permette alle imprese di consolidare le economie di scala, utilizzando standard identici per i prodotti destinati ai due mercati.

o Il TTIP mira a garantire che le regolamentazioni siano elaborate in modo tale da essere più efficaci, più efficienti dal punto di vista dei costi e più compatibili. I progressi in questo campo assicureranno che siano presi in considerazione nell’ambito del processo normativo gli effetti sulle PMI.

Agricoltura: Senza un capitolo ambizioso sull’agricoltura, è sicuro che il TTIP non sarà approvato dal Congresso. Vedo grandi benefici per l’Italia in questo settore. L’Italia beneficia di una eccedenza di oltre 2.5 miliardi di dollari nello scambio di prodotti agricoli con gli Stati Uniti. L’anno scorso questo è stato un record assoluto, e le previsioni sono per una crescita continua – cosa poco sorprendente alla luce dell’appetito del consummatore americano per i prodotti di qualità, i prodotti artigianali, e per quei prodotti che incorporano anche una storia e una cultura che sono stimate.

o In quanto riguarda le indicazioni geografiche, tema di spicco in Italia, sono fiducioso che con sufficiente apertura e flessibilità mentale, una soluzione è possibile. Come sapete, il nostro sistema è basato sui marchi. Tutti i produttori hanno lo stesso diritto a proteggere i propri marchi. Ogni esportatore può fare ricorso ai tribunali per impedire la pubblicità menzognera. Il fatto che certe indicazioni geografiche non siano state riconosciute negli Stati Uniti non pare abbia creato ostacoli.  Al contrario, le esportazioni di formaggi italiani, per esempio, sono aumentate di oltre il 200 percento nel 2013.

o Ma parliamoci chiaro: l’Unione Europea ha esaggerato in questo campo, proteggendo nomi che sono diventati di fatto generici e cercando di spazzare via dei produttori americani che in tanti casi sono stati attivi per generazioni.

o Le norme comunitarie in materia di indicazioni geografiche impediscono a produttori statunitensi di vendere non solo nel mercato dell’UE, ma anche nei mercati dei paesi terzi con i quali l’UE conclude accordi di libero scambio e nei quali inserisce queste stesse regole.

o “Parmesan” non dovrebbe essere riconosciuta come un’indicazione geografica.  Nonostante un parere della Corte Europea del 2008 secondo il quale “parmesan” è un’evocazione del parmigiano regiano e come tale può essere protetta come un’indicazione geografica, esistono in vari paesi nell’Unione Europea – come l’Olanda e la Francia – delle imprese che producono “parmesan”. “Parmigiano Reggiano”, come nome combinato, è un’altro discorso perché è legato ad un luogo definito, ad un processo specifico che utilizza ingredienti specifici. Il divieto di vendere “parmesan” o prodotti descritti come “parmesan-like” o “parmesan-style” nell’Unione Europea perché sono simili a “Parmigiano Reggiano” produce conseguenze assurde: ad esempio, obbliga Kraft a vendere in Europa il proprio parmigiano – che ovviamente nessun consumatore informatoconfonderebbe mai con il Parmigiano Reggiano — sotto il nome di “pamesello italiano”.

IMPATTO DELL’ACCORDO

Quale sarà l’impatto dell’accordo in termini concreti? Le cifre sono state citate ieri da Licia Mattioli de Il Sole 24 Ore: aumento nelle esportazioni italiane di 2 miliardi di euro in tre anni, incremento del PIL di 5.6 miliardi di euro e la creazione di 30,000 posti di lavoro.

Immaginate che cosa potrebbe significare TTIP per alcune aziende italiane:

o Il riconoscimento reciproco di alcuni standard per i veicoli, come ad esempio tergicristalli, le emissioni e la sicurezza (cinture di sicurezza, paraurti), ridurrebbe i costi per la FIAT che conta di reintrodurre Alfa Romeo negli Stati Uniti. Secondo l’articolo de Il Sole “Giulia e il nome della sfida decisiva”, l’obiettivo del piano Alfa è di vendere 400,000 veicoli, 150,000 dei quali in America. Questi veicoli saranno fabbricati qui, per dare risposta alla sovracapacita produttiva in Italia. L’eliminazione di dazi doganali, anche se relativamente modesti per i veicoli, sarebbe importante in una industria che opera con margini ristretti.

Il TTIP è una partita che richiede coraggio. L’accordo è complesso e su molti aspetti si stanno già facendo battaglie di frontiera. Ma sono fiducioso che questo progetto possa riuscire se entrambe le parti eviteranno posizioni dogmatiche e negozieranno in buona fede.